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Un nobile passato

I primi documenti che ci parlano della Nas-cëtta, conosciuta anche come «Nas-cëtta» o «Anascetta», raccontano di un vino straordinario. Nel 1877, lo studioso Giuseppe dei Conti di Rovasenda, nel suo «Saggio di un’ampelografia universale», definisce la Nas-cëtta «un’uva delicatissima e vino squisito». Queste prime notazioni svelano che la Nas-cëtta, un tempo, era vinificata dolce, apprezzata come vino aromatico in uvaggio con altri bianchi piemontesi. Anche la tradizione orale di Novello conferma la tesi: la Nas-cëtta era utilizzata come vino da Messa, dolce e leggermente passito, capace di resistere al tempo. Inoltre nella «Monografia Agraria sul Circondario di Alba», Lorenzo Fantini cita nel 1883 «L’Anascetta, vitigno che produce uva molto fine…È coltivata in buona quantità sul territorio di Novello, ove frutta egregiamente bene»

La scomparsa

Il vitigno autoctono della Nas-cëtta è per natura delicato e incostante, molto difficile da coltivare, con produzioni che possono essere abbondanti o poverissime. Fu così che, nel corso del XX secolo, l’avvento di vitigni più remunerativi e, soprattutto, del Nebbiolo da Barolo, ne marginalizzarono la presenza fino quasi a causarne l’estinzione. La coltivazione non fu del tutto abbandonata, ma sopravvisse in rari e piccolissimi vigneti (il più antico dei quali datato 1948) ed in sparuti filari inframezzati ad altre tipologie, mantenuti più per affetto che per essere vinificati.

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Nas-cetta, un vino bianco per lungo tempo dimenticato, relegato a pochi e sparuti filari, quasi estinto

Grappolo

Un vero e proprio reperto enologico che solo la lungimiranza di alcuni produttori di Novello ha saputo salvare dall’abbandono.

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La rinascita

Nel 1993, i produttori di Novello, accettarono un invito particolare. Alla presenza del giornalista Armando Gambera, furono stappate alcune bottiglie di Nas-cëtta del 1986. Fu amore al primo assaggio. La Nas-cëtta stupì tutti per il suo carattere fine ed elegante. Nonostante gli anni era naturalmente evoluta verso sentori passiti, resistendo all’ossidazione. Aveva un carattere unico, assomigliava quasi ad un un Sauternes, un bianco che non aveva eguali nelle Langhe. Da qui nacque la profonda convinzione che la Nas-cëtta fosse destinata a grandi traguardi. Le sperimentazioni cominciarono immediatamente: nel 1994 si assistette alla prima vendemmia e poi alla sua commercializzazione.

Le uve furono reperite, non esistendo ancora vigneti coltivati a sola Nas-cëtta tranne rare eccezioni, vagando tra i filari di Novello, riconoscendo ogni singola pianta e recuperando ogni prezioso grappolo, quasi si trattasse di un minuzioso scavo archeologico. Fu così che, con una produzione di meno di 800 bottiglie, nacque l’Anas-Cëtta di Elvio Cogno, una delle prime etichette sul mercato. Successivamente altre realtà, in primis l’azienda Le Strette, presero a cuore la valorizzazione del vitigno, raggiungendo i primi importanti traguardi in termini qualitativi e di definizione dell’identità enologica dell’uva. Un vino “clandestino”, non essendo il vitigno ancora ufficialmente catalogato e iscritto al “Registro Nazionale delle Varietà di vite” e, quindi, non inserito in alcun disciplinare di produzione che ne regolasse la coltivazione, la vinificazione, la designazione in etichetta e la definizione delle caratteristiche per la commercializzazione. L’impegno dei produttori di Novello, tuttavia, produsse risultati importanti, stimolando le ricerche, favorendo i riconoscimenti e, soprattutto, distinguendosi per la qualità del prodotto.

Doc e riconoscimenti

Con un grande lavoro di squadra avviato all’inizio degli anni ’90, che ha visto protagonisti il Comune di Novello (con i suoi viticoltori storici, i suoi produttori pionieri e le amministrazioni comunali), gli enti di ricerca e le istituzioni regionali e nazionali, si ottiene nel Novembre 2001 l’iscrizione ufficiale del vitigno al registro Nazionale delle Varietà di vite. Nel 2002 la Nascetta entra così a far parte della DOC “Langhe” e nel 2010 ottiene il riconoscimento più prestigioso: la denominazione con il nome di “Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello”, la cui produzione è autorizzata esclusivamente nell’ omonimo Comune, utilizzando uve Nascetta in purezza.

Oggi

Grazie a questo lungo e impegnativo lavoro, oggi la Nas-cëtta è annoverata fra i grandi bianchi delle Langhe, dove è coltivata su di una superficie complessiva che si avvicina ormai ai 40 ettari (*). Di questi oltre un terzo ricade nel solo comune di Novello, l’unico a poter rivendicare la denominazione storica con una resa massima di 90 Q.li di uva per ettaro. Grazie alla sua complessità ed interesse, ha superato i confini del suo comune d’origine dove, tuttavia, rimangono le sue espressioni più alte, per le qualità organolettiche e l’intensità del terroir. Caratteristiche principali di questo vitigno semiaromatico sono la sua versatilità e l’adattabilità ai diversi tipi di vinificazione. In acciaio o in legno, il vino esprime sempre il carattere originale dell’uva ed è in grado di far vedere la propria territorialità, pur consentendo al produttore di lasciare la propria firma stilistica. Non ultima, la sua predisposizione a dare vini dall’ottima longevità e capacità evolutiva.

(*) Dato ufficiale della superficie iscritta allo schedario viticolo della Regione Piemonte nel 2019.